Google Tag Manager: se lo conosci, non lo eviti (anzi!)

by Beatrice Bottoni

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Se vi state affacciando al mondo della digital analytics potreste essere storditi dalla quantità di strumenti a vostra disposizione, a partire dai tag di Google Analytics: classic, universal, tag manager… quale tracking code dovrei utilizzare? Iniziamo a parlare delle differenze fra i vari codici, per poi arrivare alla questione che ci sta più a cuore: perché dovrei utilizzare (o passare)  al Tag Manager?

  • Classic (urchin.js): Precisiamo subito che questo codice di monitoraggio è ormai deprecato, pertanto ve ne sconsigliamo l’utilizzo. Perché?  Questo tipo di tag va inserito all’interno <body> nell’HTML del vostro sito, quindi quando la pagina viene visualizzata per poter collezionare i dati relativi a quella visita è necessario che prima venga caricata l’intera pagina.  E se l’utente interrompe (volontariamente o no) la navigazione prima della fine del caricamento? Chiaramente non viene tracciato e avete
    perso una pagina vista..
  • Codice asincrono (ga.js): questo problema viene evitato utilizzando il cosiddetto codice asincrono, ossia il collezionamento dei dati viene eseguito parallelamente al caricamento della pagina, come se le due attività “corressero” su due corsie separate di un’autostrada. Per permettere ciò, il codice deve essere inserito nella parte superiore dell’HTML, prima della chiusura del tag </head>.
  • Universal Analytics (analytics.js): si tratta dell’ultima versione del codice di tracciamento, nuovo standard operativo e sarà presto obbligatorio per tutti gli account. I codici descritti precedentemente basano la registrazione degli accessi sulla sessione di navigazione, mentre quello Universal la basa sugli utenti. Ciò significa che è in grado di identificare un utente (attraverso uno user id assegnatogli univocamente) associandolo a più sessioni oppure monitorando cosi la sua navigazione cross-device. Questo tag permette inoltre di raccogliere dati non solo da siti web ma da qualunque dispositivo digitale, quindi anche da app mobili, console di videogiochi nonché totem informativi (come quelli che possiamo trovare in un museo o in un infopoint turistico). In questo modo siete in grado di analizzare tutti i dati direttamente da un’unica interfaccia, quella di Google Analytics (per approfondiretutti i vantaggi di passare ad Universal, leggete qua).
    evoluzione

Arriviamo ora al vero protagonista di questo post…il Google Tag Manager! Un sistema di gestione dei tag di tracciamento,  in modo da poter gestire in maniera integrata non solo i tag di Google (es. Analytics, AdWords, Remarketing, Doubleclick) ma anche tag di terze parti (es. comScore).
L‘implementazione dei tag è molto più semplice, in quanto non c’è bisogno di inserire lo script nel codice HTML del sito, ma tutto viene fatto da interfaccia; quindi chiunque (anche senza particolari competenze tecniche) è in grado di aggiungere, aggiornare e rimuovere i tag.

Se utilizzo già il codice Universal e non mi interessa inserire tag di terze parti, perché dovrei utilizzare il Tag Manager?
Innanzitutto, se non avete questa esigenza al momento, potreste averla in futuro :) e con Tag Manager installato evitereste possibili lunghi periodi di attesa per l’inserimento dei tag da parte degli sviluppatori.

Un altro grandissimo vantaggio, che vi farà risparmiare tempo e risorse, è il tracking automatico degli eventi; in precedenza, era necessario implementare il tracking degli eventi manualmente, andando a mettere mano al codice del sito.
Con il Tag Manager ciò non è più necessario, poiché per tracciare qualsiasi tipo di eventi sono necessari pochi step:

1. Creare un Listener: il compito di questo tag è di “stare in ascolto” e registrare tutti le azioni fatte dall’utente sulla pagina. Per esempio,
è possibile ascoltare tutti i click (Click listener), gli invii di un modulo o i click sui link presenti nel sito (click link listener).

2. Creare un Tag: serve a definire cosa tracciare (quale categoria di eventi? ad es. il click ad un link esterno al sito), andando a specificare il tipo di tag (in questo caso Google Analytics), l’azione (click) e dove sotto quale property tracciarli (UA-XXXXXXX-X).

3. Creare una Regola: l’ultimo passo è creare una regola che vada ad attivare il nostro tag, che vada cioè a specificare esattamente a quale tipo di elemento andare ad applicare il tag. Per esempio, nel caso si vogliano tracciare i click ad Outbound Link (link verso siti esterni al nostro), basterà specificare che l’url del link non dovrà coincidere con l’url del nostro sito (per una guida step-by-step leggete qua).

Il gioco è fatto! A questo punto tag manager traccerà automaticamente tutti i click verso siti esterni, senza aver toccato nemmeno una riga di codice.
Se nella maggior parte dei casi le cose vanno in maniera liscia, a volte non è sempre possibile (o meglio: facile ed intuitivo) utilizzare il Tag Manager: nel prossimo post vi raccontiamo di un caso in cui il Tag Manager che ci ha dato un po’ di filo da torcere.